DON AURELIO AUTORE DI UN MIRACOLO D’AMORE (Salvatore Tirro)

Aveva 25 anni circa quando don Aurelio giunse a Jelsi come Parroco. Iniziò la sua attività cercando di avviare un dialogo con i ragazzi e con i giovani in un’atmosfera gioiosa ricca di entusiasmo, di amore, di altruismo. Vennero aperti diversi locali della grande casa parrocchiale proprio per consentire l’aggregazione di ragazzi di varie età attraverso il gioco, il canto, il teatro, la formazione e la frequenza al catechismo. In tal modo si andava propagando, grazie ai ragazzi e alle loro famiglie che don Aurelio avvicinava spesso, l’esperienza viva di un cristianesimo gioioso. Il modello di tanto attivismo, mai disgiunto dalle cure delle anime, era stato preso in prestito da don Bosco, al quale don Aurelio sembrava ispirarsi. Venne istituita la S. Messa festiva del fanciullo delle ore 9,00. La celebrazione allora e l’omelia si trasformava in un dialogo tra il celebrante e i ragazzi, accompagnati soprattutto dalle mamme. I ragazzi e i giovani, nel periodo estivo, venivano accolti nei campi-scuola diocesani, quando egli non riusciva ad organizzare quelli parrocchiali. Nei campiscuola facevamo tante esperienze di vita, acquisivamo buona formazione spirituale e sociale; tornavamo arricchiti e ricaricati, per diffondere insieme un messaggio bellissimo, quello della gioia generata dall’amore. Furono i ragazzi e i giovani i primi collaboratori di don Aurelio nella sua attività pastorale. A loro si unirono anche gli adulti e, dopo un po’ di tempo, si ripartì con una massiccia frequenza dei sacramenti. Nei primi venerdì di ogni mese la chiesa si riempiva di gente che si accostava alla Comunione. Ma un’Altra comunione, quella tra le persone, si concretizzava! L’Azione Cattolica, tra ragazzi, giovani e adulti, contava circa 700 iscritti che, in un paese allora di circa 2000 abitanti, non erano pochi. A conclusione della scuola di catechismo veniva organizzata la gita parrocchiale, con diversi pullman alla quale partecipavano intere famiglie. E a tessere la grande tela di relazioni tra le famiglie erano proprio i ragazzi e i giovani, attivi, partecipi e perspicaci. Don Aurelio aveva, con grande lungimiranza e capacità, avviata la costruzione della “chiesa degli uomini”, fatta di relazione, di impegno, di responsabilità ad ogni livello, di solidarietà, in una parola di grande umanità diffusa. Il lievito di tanto fermento era costituito proprio dai ragazzi. Si, proprio da coloro che spesso oggi agli occhi del mondo non sono considerati perchè non contano ma che, per il maestro di tutti noi, erano tanto importanti, erano messi al centro e resi protagonisti di mille iniziative. Questa “chiesa di carne fatta di uomini”, donne, giovani e ragazzi l’ho ritrovata dopo tanti anni a Benevento precisamente nel 50° anniversario di sacerdozio di don Aurelio, nella sua Parrocchia “S. Giuseppe Moscati” in Benevento. Quel giorno c’era proprio tanta gente. Sono rimasto scosso ed emozionato. Quel giorno il mio pensiero attraversò in un baleno i ricordi di un tempo che fu il più bello della mia vita e riconobbi, in quell’atmosfera amorevole e festosa, l’autore di un miracolo di amore che servendosi di don Aurelio aveva trovato dimora presso tanta gente fissando nella loro anima il suo Regno. Don Aurelio per me è stato l’uomo delle beatitudini, che ha svolto il proprio apostolato, innamorato di Dio ed innamorato degli uomini. Egli possedeva la semplicità e l’entusiasmo di un ragazzo che nemmeno le asperità della vita hanno spento. Egli possedeva l’intelligenza lungimirante dei semplici, capace di attraversare la mente ed il cuore di chi aveva la fortuna di incontrarlo. Davvero don Aurelio Pulla è stato capace di interpretare con la vita e le opere un cristianesimo autenticamente evangelico e l’incontro con Chiara Lubich ne è stata la conferma.  

Salvatore Tirro