DON AURELIO PULLA (Antonio Maiorano)

Nel pomeriggio di Domenica 30 Aprile il Signore chiama a sé don Aurelio. Egli nasce nel 1928 a Limosano (CB), giovanissimo viene accolto nel Seminario Diocesano di Benevento dove in virtù, sapienza e gioia conduce i suoi studi. Dopo la dovuta formazione e la sua consacrazione nel 1952, superata una grave malattia, nel marzo del ‘54 gli viene assegnata la Parrocchia di Jelsi, allora compresa nell’Arcidiocesi di Benevento. Per oltre 20 anni la vita della Comunità e delle persone sarà segnata da questa santa e straordinaria presenza. Egli inizia subito con i giovani e le generazioni del dopoguerra un rapporto fattivo di osmosi continua che impegnerà spiritualmente tutti a costruire concretamente un domani migliore. La Parrocchia diventa il cuore, il motore il centro propulsore della Comunità con tanti ed inediti progetti formativi e sociali. Per molti, allora, l’emigrazione era lo sbocco obbligato per assicurare un minimo di dignità alla propria famiglia. Anche l’approdo in terre lontane invece che indebolire rafforzava i rapporti degli uomini, delle donne e dei giovani di Jelsi con don Aurelio, punto di riferimento spirituale ed esistenziale per tutti, facendo nascere tante iniziative belle, solide e fruttuose. Don Aurelio è un vero maestro. L’attenzione agli ultimi è la “cifra feriale” della sua persona scandita dalla poesia dei piccoli gesti. La sua civiltà nascosta era luminosa, impastata di sensibilità, allegria e vigore; davvero una “grande anima”. Tutti rivolgendosi a lui parlano con tenerezza e stima. Anche se distanti il ricordo è indelebile, l’amore vivo e così gli emigrati di Jelsi, gli intitolano una “borsa di studio” per i giovani. Quando lasciò Jelsi per Benevento ci chiese due cose: la prima di amare e onorare il nuovo Parroco e la seconda di vivere la fede cristiana attimo per attimo quotidianamente. A chi che non si rassegnava per la tua partenza insegnasti di non affidarsi all’uomo vulnerabile, ma totalmente a Cristo e agli ideali del regno invulnerabili. Il carisma di una personalità irresistibilmente vitale e ricca di creatività lascio Jelsi, piccolo borgo dell’appennino molisano, per la grande e antica città di Benevento. Gli anni di Benevento sono stati ricchi e fecondi. In uno sforzo di grande generosità ed intelligenza hai portato la solidarietà alla umanità sofferente degli ultimi. Agli incontri mai interrotti con noi, “vecchi” parrocchiani, ci parlavi della vita oltraggiata e offesa, vilipesa in mille modi. Nel buio di questi tempi tristi e difficili, senza orizzonti, privi di escathon, la notte (delle guerre, delle violenze, delle ingiustizie, del male) sembra non avere mai fine. Eppure mai ti abbandonò la speranza e la fede. Rispondevi con coraggio e determinazione agli eventi; alle risposte aggiungevi il sorriso finestra di una fede invincibile. Quando parlavamo delle vicende belliche in Bosnia, ci chiedevamo: “Il bambino Gesú, che è nel volto dei bimbi in ogni posto della Terra a cui viene tolta la speranza e la vita, dove nascerà?”. La provvidenza, affermavi sereno, sono certo sorgerà prima del sole. Mentre i potenti tessono trame di morte, gli uomini e le donne di buona volontà nascosti, braccati, in fuga, profughi, “nei sotterranei della storia” scrivono, con il paziente amore che si fa vita, un avvenire piú bello di ogni passato. Il Bambino, difeso dalla nudità materiale e spirituale dei poveri e dei sofferenti, vedrà la luce dove nessun erodiano potrà raggiungerlo. Egli nascerà nei nostri cuori, nell’animo di ogni uomo di Dio che non lascerà morire l’Innocente. Caro don Aurelio, il tuo aiuto ci faceva sentire più sicuri, con la vita più al riparo; rendeva la nostra croce più sopportabile. Hai condiviso la sorte degli umili: povero con i poveri hai portato la loro croce. Alle tante “chiese” costruite nei cuori di ognuno hai aggiunto la Chiesa invisibile dei tuoi figli spirituali. Il 2 maggio nella tua chiesa di San Giuseppe Moscati a Benevento dove noi di Jelsi per tua volontà ponemmo la prima pietra, siamo stati fisicamente ancora insieme a te: noi, tanti sconosciuti gli uni agli altri, ad accogliere i doni della tua Vita, consapevoli di non essere soli e di guardare e camminare nella stessa direzione, con la certezza che ci ritroveremo un giorno, nella profondissima luce dell’amore infinito di Dio. Grazie don Aurelio.  

Antonio Maiorano