DON AURELIO SACERDOTE: AMICO, COMPAGNO, FRATELLO, PADRE (Carminella Santella in Capozzi)

 É con gioia che mi accingo a ricordare in queste righe il nostro caro don Aurelio Pulla. Quando mi è stato chiesto un aiuto per la ricostruzione della sua vita, si è innescata in me la miccia del ricordo e mi è tornato alla mente il caro tempo passato, l’epoca della mia maternità, della mia ancora giovane età. Don Aurelio arrivò a Jelsi nel mese di marzo del 1954. Lo accompagnarono la madre Luisa, il padre e la sorella Tittina, alla quale in seguito, più volte, tornò a far visita. Era all’epoca molto giovane e, in un certo senso, anche inesperto, ma seppe sempre essere all’altezza di ogni situazione e accrebbe la sua esperienza proprio presso la parrocchia di Jelsi. All’epoca ero madre di due bambine, Lina di nove anni e Teresa di quattro e, proprio in quell’anno, nacque una terza, Assunta, che egli stesso battezzò. Fu allora che Don Aurelio fece ingresso nella vita della nostra famiglia, e divenne parte integrante di essa, diventando per noi un vero fratello, un compagno sincero, un amico carissimo. Anche mio marito Nicola gli dava sempre una mano in parrocchia come fosse un fratello. Iniziò ad essere stimato e rispettato da tutti nel paese; tutte le famiglie lo accoglievano con gioia nelle loro case e lo consideravano uno di loro. Oltre alla sua affabilità e alla sua cordialità, don Aurelio aveva una straordinaria capacità organizzativa; metteva su nella casa parrocchiale spettacoli, incontri musicali, recite, soprattutto nel periodo di carnevale. Si può immaginare il divertimento di bambini e ragazzi, che si legavano sempre di più a lui! Ma non solo: anche gli adulti e gli anziani beneficiavano di questi momenti conviviali in cui quasi tutta la comunità era unita e condivideva risate e giochi. Era poi nella casa parrocchiale che la sera ci riunivamo per guardare, il più delle volte, la televisione, che aveva fatto da poco il suo ingresso nella nostra vita e che non era presente in tutte le case. Altre volte si giocava a carte, si discuteva, si parlava anche di attualità. Infatti i momenti seri necessari alla preghiera e alla riflessione a cui don Aurelio ci sollecitava non mancavano. Insomma, don Aurelio è stato davvero un grande Parroco che ha saputo elargire il suo amore, che è stato in grado di darlo a tutti, in tutti i modi e con ogni mezzo. Quando poi decise di cambiare diocesi e di trasferirsi a Benevento, noi tutti provammo nel cuore un grande dolore! Era per noi un distacco troppo grande, quasi come quello di un figlio che viene abbandonato dal padre. Pian piano, però, diventammo più ragionevoli e iniziammo a pensare che ormai nella nostra comunità aveva reso il suo servizio e che ora altri lo attendevano. Avrebbe così portato il suo affetto e la sua gentilezza in un’altra parrocchia. Credo sia il Signore a disporre le cose al meglio, dunque sia fatta la sua volontà! Dal canto nostro, ogni tanto andavamo a trovarlo, anche se, a dire il vero, non era come quando era vicino a noi, in mezzo a noi. Concludo dicendo che oggi, in questo mondo di illusioni, di fragili relazioni, di vuote aspirazioni, di inutili gesti, sono quanto mai importanti queste figure, come quella di don Aurelio, premurose e cordiali, ma, allo stesso tempo, attente e forti; perchè solo le loro azioni, che incarnano l’Amore vero, restano indelebili nella storia in quanto camminano sul solco lasciato da Cristo. Infatti, come afferma San Paolo, solo l’Amore è più grande di ogni cosa e non avrà mai fine. Grazie don Aurelio per l’amore donatoci, che ora è per te la luce dei giusti che non si spegnerà mai.  

Carminella Santella in Capozzi