DON AURELIO … UNA PERSONA UNICA E SPECIALE! (Rosetta Maiorano)

Se penso a don Aurelio, la mia mente è pervasa solo di ricordi belli, forse anche perché devo tornare indietro negli anni a quando ero bambina e poi giovinetta. Sì, perché egli è stato con noi i primi anni della sua missione sacerdotale. Io sono una signora di Jelsi e con lui sono cresciuta. Giovanissimo sacerdote, fu mandato nel nostro paese nel lontano 1954, pieno di entusiasmo, voglia di fare e con idee innovative. Io ero piccola, l’anno successivo ricevevo dalle sue mani la Prima Comunione. Ricordo una delle sue prime omelie che fu riferita e commentata a casa di mia nonna: parlava della primavera e delle bellezze del creato. Poi, i ricordi tornano a quando veniva a scuola per le ore di religione, alle “S. Messe dei fanciulli” con tanti bei canti, alla casa parrocchiale dove vi era la possibilità di vedere la televisione dei ragazzi, poiché non l’avevamo nelle nostre case. In seguito, penso alle riunioni dell’Azione Cattolica, agli esami di compimento di ogni anno catechistico e, per i più bravi, all’ammissione a quelli di Benevento. Ricordo con entusiasmo le tante gite organizzate per tutte le classi del catechismo e dell’Azione Cattolica; ogni anno in sedi diverse ricche di tanta gioia, canti e allegria; le varie drammatizzazioni e manifestazioni scandite dalle ricorrenze dell’anno. Mi tornano alla mente la sua pazienza, la sua disponibilità, la sua socievolezza, la comprensione, i suoi giusti rimproveri per le nostre innumerevoli marachelle, il suo volere essere vicino a ognuno di noi, la sua forza nel tenerci uniti sia nel divertimento che nei momenti impegnativi; la sua ricchezza umana e spirituale. Tutti questi elementi sono stati fondamentali per la nostra crescita morale e spirituale. Se penso a lui è come se pensassi a un familiare, a uno di casa, a uno pronto a seguirti, per me e per i miei compaesani egli è stato un vero padre. Quando decise di trasferirsi a Benevento, tutti restammo male, non avremmo voluto che ci lasciasse, spesso, però tornava a Jelsi ed era come se non ci fossimo mai divisi; c’era un’intesa armoniosa tra noi e bastavano pochi minuti per ritrovarci, nuovamente uniti dagli stessi ideali. Io e mia sorella, la sera di Sant’Anna 2005, l’abbiamo accompagnato a casa dei suoi familiari e insieme abbiamo ricordato tante cose belle accadute molti anni prima; è stato bellissimo anche se in lui già traspariva una sofferenza fisica. Successivamente, la malattia ha accelerato il suo corso. Siamo stati a Benevento in dicembre in occasione della consacrazione della sua nuova chiesa; nonostante le sofferenze, ci ha sorriso e chiamati per nome uno ad uno ed è stata l’ultima volta. Il suo ricordo resta impresso nel mio animo e in quello di tanti altri jelsesi perchè con lui siamo cresciuti e abbiamo vissuto la parte più bella della nostra vita. Egli ha lasciato un’orma indelebile nel suo cammino e nei nostri cuori e noi non lo dimenticheremo mai.  

Rosetta Maiorano