Ricordo di Don Aurelio di Cianciullo Vittorio – Inaugurazione Piazzetta Don Aurelio Pulla – Jelsi 28 Aprile 2018

Sono certo di interpretare il pensiero degli associati e di tanti amici, dicendo che la nostra generazione, e parlo di coloro che oggi hanno più o meno la mia età, è cresciuta nell’immediato dopo-guerra ed è stata, per certi aspetti, davvero privilegiata. 

Essa, infatti, ha vissuto si delle privazioni e delle ristrettezze economiche, ma ha visto la rinascita e la ricostruzione di un paese, e parlo del nostro in questo caso, parzialmente distrutto dagli eventi bellici. 

Sono avvenuti cambiamenti logistici ma anche avvicendamenti di autorità che si sono succedute alla guida di amministrazione e di parrocchia. 

Noi ricordiamo il nostro primo parroco don Giacinto Barile con il suo modo di agire severo e rigoroso, come del resto era quello dei maestri elementari del tempo : sulla 

cattedra non mancava mai la famosa “bacchetta” adoperata all’occorrenza per insegnare l’educazione e la disciplina. 

Abbiamo studiato il catechismo per la preparazione alla prima comunione, seduti sugli scanni sistemati in fondo alla chiesa madre e ricordiamo e come! il lungo bastone nodoso che don Giacinto usava, data l’età, per appoggiarvisi ma anche per contenere l’animosità e l’irrequietezza di noi bambini. 

Non solo ma non ci era permesso neanche porre delle domande. 

Ricordo a questo proposito un episodio successo proprio a me. 

Durante una delle prime lezioni di catechismo si parlava di Dio creatore e mi venne spontaneo chiedere a don Giacinto chi avesse creato Dio. 

Per tutta risposta mi arrivò una bastonata sulla testa senza nessuna spiegazione. 

L’arrivo di don Aurelio Pulla, giovanissimo prete alla prima esperienza di parrocchia, all’inizio degli anni cinquanta, segnò un cambiamento epocale nella nostra realtà sociale. 

Pur contrastando con il metodo didattico della scuola, dove l’autorità degli insegnanti restava dominante, don Aurelio incentrava il suo approccio coi ragazzi, ma non solo, sul dialogo: i ragazzi quindi non più solo soggetti riceventi ma co-protagonisti delle azioni-attività quotidiane. 

Scelta coraggiosa di nuovi passi indicati e compiuti, che in parte hanno anticipato il Concilio Vaticano Il e i nuovi programmi educativo-didattici della scuola elementare; questi ultimi aboliranno quelli non più in sintonia con la crescente società postbellica. 

Don Aurelio, quindi , precursore delle nuove regole e maestro di comunione. 

La stima ed il rispetto reciproco, che iniziavano a far parte del nostro operare, allontanavano sempre più quell’animosità ed irrequietezza , prima citate, alimentate dall’autoritaria imposizione e passiva accettazione. 

Egli stesso scriveva che la prima scelta e impegno erano i ragazzi e i giovani…..molta attenzione a preparare i collaboratori parrocchiali, le catechiste…” 

Egli è stato per noi un gran pastore, fin dai suoi primi giorni parrocchiali ci ha guidato sulla via che aveva ben chiara, quella che porta alla salvezza. 

Ci ha trasmesso sicurezza con la sua parola e ci ha dato forza e vigore con i consigli e le sue risposte sempre pronte e appropriate. 

Ci ha incoraggiato senza alcuna imposizione a cambiare i l nostro modo di comportarci e soprattutto a vivere la fede come “cristiani veri”. 

Ci ha incitato ad essere cristiani I‘ coerenti” in tutte le manifestazioni della nostra vita a partire dalla famiglia e poi nella scuola, nel lavoro e nella società civile. 

Ha saputo ascoltare la gente con umiltà e sensibilità, perché la gente ha bisogno di raccontare le proprie difficoltà, i propri problemi a qualcuno che li capisca e che aiuti a sdrammatizzarli. 

Don Aurelio ha dimostrato di avere le idee chiare e di avere ben presente la via da seguire. 

L’oratorio, voluto da lui e che noi abbiamo avuto la fortuna di frequentare, ricco di svaghi ed eventi di ogni genere: dal teatro al lavoro manuale, dai giochi alle gite ed ai campeggi estivi è stato lo strumento che ci ha dato il piacere di farci sentire parte attiva della comunità ecclesiale ed il punto di ritrovo di ogni pomeriggio dove socializzare e scaricare le nostre energie. 

Ha saputo scuoterci e farci uscire dal torpore della noia e dell’insipienza che caratterizzavano i giovani del nostro piccolo paese in quel periodo. 

La sua è stata una parrocchia viva, ricca di idee nel contesto di un gruppo disponibile al confronto e ricco anche di talenti, di dialettica e di stimolanti differenze. 

Ha contribuito a far convivere ragazzi, giovani ed anziani mantenendo l’occhio da osservatore attento ed obiettivo della nostra realtà. 

E’ stato anche un amico per molti e un benefattore per alcuni; ha portato la sua parola e la sua presenza in luoghi e contesti non usuali come quando con la sua Vespa si recava nelle campagne per accertarsi e invogliare i contadini ad allestire le traglie per la processione di Sant’Anna. 

La sua disponibilità e collaborazione sono state incondizionate favorendo un’attiva partecipazione alla vita parrocchiale. 

La domenica, nella Messa del Fanciullo delle ore nove, voluta da don Aurelio, l’omelia si trasformava in un dialogo che coinvolgeva tutti i ragazzi; così come i canti venivano accompagnati, per la prima volta, da strumenti musicali diversi dall’organo. 

Durante il suo cammino pastorale ha incontrato il Movimento dei Focolarini di Chiara Lubich. 

Si apriva per lui una nuova esperienza nella quale ha coinvolto molti di noi partecipando alle “Mariapoli” , incontri che si svolgevano in varie località del mezzogiorno d’Italia, cosi’ come all’ascolto dei gruppi musicali: Gen Rossi e Gen Verdi. 

Esperienze ricche di umanità e fratellanza. 

Andando via da Jelsi, dopo venti anni di proficuo apostolato, ci ha salutato con animo sereno e rassicurante, certo di aver seminato bene. 

Lui stesso scrive:” A Jelsi mi hanno voluto veramente bene, hanno messo in pratica gli insegnamenti e la formazione spirituale”. 

La sua opera è stata necessaria a tutta la comunità in ottemperanza a quanto disse Gesù:” Chiunque avrà lasciato cose, o fratelli, o sorelle, o padre , o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà la vita eterna”. 

Grazie a don Aurelio anche per quest’ultimo suo insegnamento. 

Desideriamo perciò, come associazione, condividere la commozione che prende il nostro cuore ricordandoci di don Aurelio in questa occasione e ci viene spontaneo pensarlo che ci guarda compiaciuto dal Cielo. 

L’intitolazione di questa piazzetta alla sua memoria rappresenta un’occasione per ravvivarne il ricordo a quanti lo hanno conosciuto e soprattutto per permettere ai tanti giovani che non hanno avuto questa fortuna di apprenderne l’esistenza. 

Noi siamo felici di portare la nostra testimonianza sull’operato di don Aurelio che spesso abbiamo potuto seguire, ai nostri tempi, come iscritti all’Azione Cattolica e alcuni come chierichetti. 

Da parte nostra ci siamo sforzati e continueremo a farlo di mettere in atto quanto abbiamo appreso da lui e le sue preziose raccomandazioni.